Dall'inferno distopico di Stephen King al rock di protesta

Il falso volontario: dall'inferno distopico di Stephen King al rock di protesta

Esiste una sottile, spietata linea di demarcazione che separa l’atto di compiere una scelta libera dal cadere in una trappola sistemica mascherata da libero arbitrio.

Nel panorama culturale americano della seconda metà del Novecento, il trauma della Guerra del Vietnam ha ridefinito il concetto di patriottismo, incrinando il velo di ingenuità che avvolgeva una parte della gioventù della nazione.

Questa transizione brutale, caratterizzata dalla figura del "falso volontario", trova una spaventosa sponda metaforica nell’opera distopica di Stephen King, The Long Walk (La lunga marcia), pubblicata nel 1979 sotto lo pseudonimo di Richard Bachman ma concepita nel 1966-67, negli anni dell’escalation americana in Vietnam. 

Unendo i fili di questa narrazione con il cinema di Oliver Stone, l'autobiografia di Ron Kovic e le voci rock di John Fogerty, Bruce Springsteen e Bob Dylan, emerge un affresco coerente: il racconto di una generazione sedotta dalla retorica del dovere e poi divorata da una macchina burocratica e militare.

Il battesimo del fuoco: King, Kovic e l’illusione dei sedici anni

Il fulcro drammatico della narrazione sul Vietnam, così come l’asse portante della marcia di King, risiede nell’incoscienza adolescenziale. In Nato il 4 luglio (1989), la macchina da presa di Oliver Stone cattura la parabola del giovane Ron Kovic partendo dalle parate cittadine, intrise di bandiere, canzoni patriottiche e reduci idealizzati come semidei. 

Kovic si arruola nei Marines da volontario, spinto da un’autentica devozione verso la patria e dal desiderio di dimostrare la propria virilità. È la stessa arrogante certezza di immortalità che spinge i cento adolescenti del romanzo The Long Walk a firmare il modulo d'iscrizione alla gara. 

Nel film del 2026 i partecipanti sono invece cinquanta e la velocità minima è fissata a tre miglia orarie. Nessuno li trascina alla linea di partenza con la forza; lo Stato totalitario del Maggiore offre loro l'illusione di una competizione epica e un premio inimmaginabile.

Tuttavia, sia per Kovic nel fango del Vietnam sia per il protagonista Garraty sull'asfalto del Maine, il risveglio è un trauma fulmineo. Il "battesimo del fuoco" avviene quando la realtà si spoglia della propaganda: per Kovic, è il caos del fuoco amico e il massacro di civili inermi; per i marciatori di King, è il fragore secco del primo colpo di fucile che giustizia il primo ragazzo che rallenta sotto il limite stabilito. 

In quel preciso istante, il concetto di "volontariato" entra in una zona di ambiguità. I ragazzi comprendono, quando è ormai troppo tardi, la natura del sistema nel quale hanno scelto di entrare. La loro scelta rimane formalmente volontaria, ma viene compiuta dentro un meccanismo che sfrutta l’ingenuità, il desiderio di affermazione e la promessa di un riscatto straordinario. Diventano carne da macello in un meccanismo irreversibile, dove l'unica alternativa alla marcia è la morte.

L’estorsione sociale: il privilegio di classe in "Fortunate Son"

Se la propaganda psicologica aggancia i giovani, è la struttura socio-economica a spingere alcuni di loro definitivamente nel tritacarne. Questo concetto trova una delle sue massime espressioni musicali in Fortunate Son (1969) dei Creedence Clearwater Revival. Il testo graffiante di John Fogerty demistifica l'universalità del dovere patriottico, mettendo in discussione l'idea che il peso della guerra venga distribuito allo stesso modo tra le diverse classi sociali: "Some folks are born silver spoon in hand". Mentre i figli dei privilegiati possono contare su risorse e protezioni che altri non hanno, i ragazzi delle classi popolari sono più esposti al peso del conflitto.

In The Long Walk, King applica una lente di ingrandimento sociale. La marcia attraversa un’America impoverita e oppressa. Per alcuni dei partecipanti, l'iscrizione può assumere anche il significato di una scommessa economica. Vincere la marcia significa ottenere "il Premio": una ricchezza infinita e la soddisfazione di ogni desiderio. 

Lo Stato trasforma la sopravvivenza in una lotteria spietata, dove il desiderio di riscatto può spingere i ragazzi ad accettare un rischio estremo. La scelta volontaria si rivela così una scelta condizionata: l'ambiente sociale e la promessa di una ricompensa assoluta trasformano il sacrificio della propria vita in una possibilità di riscatto.

La spettacolarizzazione del dolore: da "Born in the U.S.A." alla folla di King

Il dramma del falso volontario non si esaurisce sul campo di battaglia, ma si perpetua nel rapporto con la società civile che lo ha spedito a combattere. Nel 1984, Bruce Springsteen pubblica Born in the U.S.A., un brano travolto da uno dei più clamorosi malintesi della storia della musica pop, spesso scambiato per un inno patriottico. 

In realtà, il testo descrive l’inferno di un giovane della working class inviato a combattere e il successivo disorientamento al suo ritorno a casa. Il reduce si ritrova isolato, privo di prospettive e lontano dall’immagine trionfale che la retorica patriottica potrebbe suggerire.

Questa distanza tra spettacolo e individuo trova un parallelo nella folla lungo le strade di The Long Walk. I cittadini ammassati ai bordi dell'asfalto partecipano allo spettacolo della marcia, incitano i ragazzi e assistono alla loro progressiva eliminazione. 

La vicinanza fisica al marciatore diventa così una forma di distanza umana: la folla ama la performance e il rito collettivo, mentre il singolo individuo scompare progressivamente dietro lo spettacolo. 

Quando un ragazzo crolla e viene fucilato, l'attenzione del pubblico torna sulla marcia e sui concorrenti rimasti. La società riutilizza il corpo del soldato, o del marciatore, finché rimane funzionale allo spettacolo o alla retorica dello Stato, per poi lasciarlo ai margini una volta consumato.

La disumanizzazione: il "Clean Cut Kid" di Bob Dylan

Cosa resta del ragazzo che ha varcato la soglia del Reclutamento? Bob Dylan offre una risposta raggelante nel brano Clean Cut Kid (1985). Con il suo stile caustico e frammentario, Dylan descrive la trasformazione di un tipico adolescente della provincia americana, un ragazzo pulito che amava il baseball e la torta di mele, in una macchina di distruzione modellata dalla guerra e dal sistema militare: "They took a clean-cut kid and they made a killer out of him". 

La tragedia riguarda anche la trasformazione dell'identità civile. Il sistema prende l'innocenza e la rimodella attraverso la violenza.

Questo processo di disumanizzazione progressiva è uno degli elementi centrali dell'opera di King. Miglio dopo miglio, i protagonisti perdono i propri tratti umani. I legami di solidarietà e di amicizia profonda che si stringono nelle prime fasi della marcia vengono erosi dalla necessità biologica di sopravvivere. Per salvare se stessi, occorre che l'altro rallenti e muoia.

I ragazzi si trasformano in spettri barcollanti, privi di dignità, divorati dai crampi e dal delirio. Quando Garraty vince la marcia, l'epilogo non concede spazio al trionfo: il ragazzo non riconosce nemmeno la sua stessa vittoria, continuando a vedere una figura oscura davanti a sé e preparandosi a camminare ancora. Il finale suggerisce una condizione mentale devastata. Come il "Clean Cut Kid" di Dylan o il Kovic in sedia a rotelle, Garraty esce dalla prova profondamente trasformato.

Per concludere: attualità del mito della marcia USA

L'intreccio tra The Long Walk, il cinema di Stone, l'autobiografia di Kovic e le canzoni di Dylan, Springsteen e dei Creedence mostra come il trauma del Vietnam possa essere letto anche come la rivelazione di un meccanismo più ampio: quello attraverso cui una scelta individuale può essere indirizzata da pressioni sociali, economiche, patriottiche e istituzionali.

Il "falso volontario" diventa così la figura di chi accetta volontariamente una prova estrema dentro un sistema che rende il costo della scelta molto più alto di quanto apparisse all'inizio. 

Attraverso l'esasperazione horror di King e la crudezza del rock di protesta, queste opere raccontano da prospettive diverse il momento in cui la promessa di gloria, appartenenza o riscatto si scontra con il prezzo reale del sacrificio.


DANCE ME TO THE END OF LOVE

- Un blog di Dario Greco - 

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