Le chiavi del poi
LE CHIAVI DEL POI Ernesto Armando "Che" Berlingieri aprì il cassetto delle forbici per la terza volta quella mattina. Le forbici non c'erano, come al solito. C'era invece un tintinnio. Leggero, metallico, quasi discreto, come monete in una tasca che non ricordava di aver indossato. Come il rumore che fa qualcosa quando decide di farsi notare. Tirò fuori il cassetto fino in fondo. In mezzo a matite spuntate, volantini vecchi e fazzoletti scaduti, c'era un mazzo di chiavi. Non le sue. Erano le chiavi del Poi: quelle che aprono ciò che tutti rimandano, ciò che aspetta da troppo tempo. Tre, forse quattro, strane come oggetti usciti da un sogno altrui: una a forma di ora storta, una curva e consumata dalla fatica di un appuntamento rimandato troppe volte, una più pesante e opaca — la chiave di una porta che non era ancora stata costruita ma che sarebbe apparsa inevitabile nel momento in cui qualcuno avesse smesso di dire «lo faccio poi». Questa ultima era la più ...