A proposito di Sirāt
Il cinema, quando rinuncia alla funzione rassicurante del racconto e accetta di farsi esperienza, smette di essere intrattenimento e torna a essere rito. Sirāt si colloca in un territorio scosceso, dove l’immagine non serve a spiegare ma a mettere alla prova, e dove lo spettatore non è guidato ma esposto. I l film parte da un plot quasi classico, che confonde lo spettatore, quasi come se fosse una rilettura post-moderna di Sentieri Selvaggi di John Ford, per poi svoltare verso qualcosa di più catartico e di trascendente. Sirat costruisce una condizione, uno stato di attraversamento continuo, in cui il movimento nello spazio coincide con un movimento interiore, il più delle volte scomodo e perturbante. Il deserto non è uno sfondo, ma una forza attiva che sottrae appigli, dissolve coordinate morali e narrative, costringe i corpi e lo sguardo a confrontarsi con il vuoto. In questo senso Sirāt appartiene a una tradizione di cinema che non cerca l’epifania come rivelazione luminosa, ma com...