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La metafora del babà mancato

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Nutria morde ratto (La metafora del babà mancato) La vita può essere una millefoglie: un viaggio a strati dove esperienza, sensibilità e curiosità ti fanno salire un piano alla volta e vedere il mondo con occhi nuovi. Bello. Ma spesso la realtà arriva cruda, senza una briciola di poesia, e ti molla in faccia una verità brutale che della tua crescita personale se ne sbatte: le cose restano ferme, e restano com’erano.  Da qui nasce la rubrica Nutria morde ratto, un angolo cinico e disilluso per guardare la società da vicino e ricordare che la millefoglie sarà pure il sogno, ma il mondo vero va a babbà mancato. Lo dice il proverbio napoletano, e lo dice meglio di chiunque: puoi avere tutta la voglia del mondo di metterci il rum, ma uno stronzo non diventerà mai un babbà. Con questa lente ci smontiamo politica, società, tecnologia e arte di oggi. Viviamo convinti che l’apparenza possa riscrivere la sostanza, che una passata di smalto o una botta di profumo bastino a nobilitare ciò che ...

La Mostra delle Atrocità

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La mostra delle atrocità - Un saggio visivo La mostra delle atrocità è una mappa sensoriale che legge la storia della modernità attraverso le copertine dei dischi. È una teca visiva suddivisa in quattro griglie, pensate come i capitoli frammentari di un romanzo di J.G. Ballard. Un percorso psicologico e sociale che parte dall’illusione e arriva al collasso. Ogni griglia è un blocco autonomo e, allo stesso tempo, una tappa verso la disgregazione di ogni armonia. La prima griglia si apre su uno sfondo caldo e luminoso. Small Faces (Ogdens’ Nut Gone Flake), Beach Boys (Smiley Smile), Zombies (Odessey and Oracle), Cream, Jimi Hendrix, Donovan, Incredible String Band e Lil Nas X costruiscono un muro di colori acidi, fiori e promesse di liberazione. È il volto ottimista degli anni Sessanta, il mito della controcultura prima del trauma. In chiave ballardiana rappresenta l’illusione collettiva: un paesaggio interiore ancora intatto, saturo di immagini che annunciano un nuovo inizio. La geometr...

Dall'inferno distopico di Stephen King al rock di protesta

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Il falso volontario: dall'inferno distopico di Stephen King al rock di protesta Esiste una sottile, spietata linea di demarcazione che separa l’atto di compiere una scelta libera dal cadere in una trappola sistemica mascherata da libero arbitrio. Nel panorama culturale americano della seconda metà del Novecento, il trauma della Guerra del Vietnam ha ridefinito il concetto di patriottismo, incrinando il velo di ingenuità che avvolgeva una parte della gioventù della nazione. Questa transizione brutale, caratterizzata dalla figura del "falso volontario", trova una spaventosa sponda metaforica nell’opera distopica di Stephen King, The Long Walk ( La lunga marcia ), pubblicata nel 1979 sotto lo pseudonimo di Richard Bachman ma concepita nel 1966-67, negli anni dell’escalation americana in Vietnam.  Unendo i fili di questa narrazione con il cinema di Oliver Stone , l'autobiografia di Ron Kovic e le voci rock di John Fogerty , Bruce Springsteen e Bob Dylan , emerge un...

Ascoltare il territorio

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Il rapporto tra essere umano, tecnologia e ambiente naturale si consuma spesso lungo una linea sottile: quella che separa la legittima fiducia nelle proprie capacità dalla loro sopravvalutazione.  Nelle discipline di spostamento, terrestre, marittimo o aereo, ricorre un archetipo: l’individuo dinamico, orientato all’obiettivo, abituato a piegare le difficoltà con tecnica e determinazione.  Quando questa forma mentis si confronta con sistemi orografici complessi e dinamiche atmosferiche locali, il paradigma del “superamento dell’ostacolo” può trasformarsi in una trappola cognitiva fatale.  Questo testo analizza i meccanismi della compiacenza, l’impatto dei microclimi montani e i limiti dell’esperienza umana di fronte all’imprevedibilità della natura. I profili caratterizzati da alta attivazione, determinazione e successo, professionale, sportivo o scientifico, sviluppano una profonda fiducia nei propri processi decisionali. Questa attitudine, motore di grandi traguardi, po...

Il codice invisibile della percezione

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Bollicine e soglie - Prima parte Mi sono imbattuto quasi per caso in un’idea che riguarda una cosa apparentemente insignificante: l’acqua frizzante. Non l’acqua in sé, ma il motivo per cui alcune persone che cercano di ridurre il consumo di alcol ne bevono quantità considerevoli, scegliendo spesso quella più gassata o l’acqua tonica.  La spiegazione più immediata è che si tratti di un sostituto innocuo. Ma forse c’è qualcosa di più interessante. Chi beve acqua frizzante al posto dell’alcol non sta necessariamente cercando di imitare un sapore. Potrebbe essere alla ricerca di una sensazione. Le bollicine producono un pizzicore particolare, una stimolazione pungente che non appartiene propriamente al gusto.  L’anidride carbonica, grazie all’azione dell’anidrasi carbonica presente sulle cellule della lingua, genera un segnale tattile-chimico che il sistema nervoso registra come stimolo. Non tutti lo percepiscono allo stesso modo. Per alcuni una bevanda molto gassata è quasi aggre...

L’aroma del tempo e della materia

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Oggi voglio portarvi in un luogo che esiste solo nel nostro bagaglio emotivo più profondo. Un mondo di odori che la profumeria ha cancellato perché troppo grezzi, troppo intensi, quasi osceni: benzina, Brillantina Linetti, nastro adesivo, acetone, lozioni da barbiere, vecchi liquori ossidati, libri ingialliti.  Per la maggior parte delle persone sono solo fastidi. Per altri sono una porta.  Questo saggio attraversa quella porta. Non celebra il “cattivo odore”, ma la bellezza segreta e potente che solo certi aromi non convenzionali sanno liberare: la capacità di trasformare la chimica del tempo in memoria viva, in nostalgia fisica, in pura consolazione materica. Chi possiede questa sensibilità non cerca profumi. Cerca il sapore del tempo che passa sulla materia. E lo trova esattamente dove gli altri distolgono lo sguardo. 1. La memoria materica Esiste una forma di sensibilità olfattiva che sfugge alle convenzioni della profumeria e persino alle categorie con cui siamo soliti di...

Il graffio e il volano - Saggio sociologico

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Il graffio e il volano - Un saggio sulla smaterializzazione del gusto e della fiducia Introduzione: L’Inerzia del Sapore Esiste un momento esatto in cui l'industria alimentare mondiale ha smesso di produrre esperienze e ha iniziato a vendere volumi. Questa transizione non è stata registrata dai libri di storia, ma è rimasta impressa, come un trauma chimico, sulle papille gustative di una generazione. Chi è cresciuto a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 custodisce una memoria sensoriale che oggi appare quasi mitologica: il ricordo di liquidi duri, sferzanti, punitivi per le mucose, capaci di imporre la propria presenza fisica attraverso il dolore e il contrasto. Oggi il capitalismo della sorveglianza alimentare ha imposto il dogma della drinkability e della standardizzazione assoluta. Ogni spigolo è stato smussato, ogni asprezza eliminata per favorire un consumo quantitativo e asettico. Ma per comprendere come siamo arrivati a questo appiattimento globale, è necessario azzerare il tempo...