Sound and Vision: suoni, colori e copertine (1970-1985)
C’è stato un momento in cui ascoltare un disco significava anche guardarlo, e in cui una copertina poteva suggerire timbri, silenzi e stati d’animo prima ancora che l’ago toccasse il vinile. Tra il 1970 e la metà degli anni Ottanta, rock e jazz hanno costruito un dialogo profondo tra suono e immagine, dalla psichedelia di Santana alle geometrie di Springett, fino alla spiritualità silenziosa di Van Morrison e alla sinestesia cromatica di Miles Davis. Un percorso in cui colori e note imparano a risuonare insieme. C’era un tempo in cui musica e immagine non si limitavano a convivere, ma costruivano insieme un linguaggio condiviso, fatto di rimandi, corrispondenze e risonanze interiori. Le copertine non erano semplici involucri ma superfici sensibili, capaci di suggerire suoni, atmosfere e traiettorie emotive prima ancora dell’ascolto. Guardare un vinile significava già entrare in un clima sonoro, e ascoltarlo voleva dire completare un’immagine, secondo la stessa logica che David Bowie av...