Il Diogene del Walkman


IL DIOGENE DEL WALKMAN (Lo Spartiacque)

Torno indietro, Johnny. Solo con la mente, ma in questo strano vecchio mondo è già una rivoluzione. Mi lascio trasportare dal suono, usando la memoria come un veicolo a ottani che non consuma asfalto ma vita. Procedo a ritroso fino a questa stanza, di fronte al laptop acceso oltre il limite del giusto — un’estensione di me, un pezzo di silicio che dice chi sono meglio di quanto farebbe un documento d’identità. Johnny, ho spento il motore e ho acceso la memoria. È una rivoluzione silenziosa: non consumo più asfalto, consumo vita. Sono qui, inchiodato a questo laptop che è più vero della mia carta d'identità, a cercare il punto esatto in cui il suono si trasforma in ricordo.

Dicono che siano solo oggetti, Johnny, ma guarda come uno tiene lo smartphone o la macchina e capirai se ha ancora un’anima o se è solo un involucro. Poi ci sono i feticci. Mi porto dietro la foto di quel ragazzino imberbe e impertinente, spavaldo e fiero, con troppi capelli e una faccia da cazzo che oggi quasi non riconosco. E l’immortale Walkman Sony. David Byrne aveva ragione: quando infili le cuffie, il materiale ritmico sopravvive intatto. Senti il cantante che inspira, senti le dita sulle corde. Senti il salto che ti permette di scappare da un punto esatto della vita dove non vorresti più stare.

È tosta, Johnny. Sto in equilibrio su una nuvola di stupore e sudore, come un capoeirista di periferia che costruisce e disfa tutto ciò che ha creato il giorno prima. Ma proprio ora, mentre fluttuo, vedo tutto con una chiarezza vibrante. Inizio ad amare ogni cosa, persino me stesso, con una tolleranza che non sapevo di avere. Sarà l'energia del rock, sarà questo fiume di sensazioni che mi trascina verso la cascata del cosmo.

I miei abiti sono sporchi, Johnny, ma le mani... le mani sono pulite. Desidero abbracciare questa notte mentre è ancora all’inizio, perché ho trovato la mia misura: un paio di scarpe comode e un senso di equilibrio che ho cercato per anni nel posto sbagliato. Proprio nel cardiopalma, nel momento difficile, ho scoperto di essere materia impalpabile. Un atomo perfetto che rimbalza da una discussione all’altra senza perdere l’essenza, perché abito in uno spazio altro. Una solitudine divina dove il Fauno d’acqua dolce beve alla brocca della propria inconsistenza.

Ho le mani pulite, Johnny, e il cuore che batte al ritmo di un tempo che non scade. Ho trovato la misura del mio passo in queste scarpe che sanno dove andare, un equilibrio che non cade più perché non ha più paura di schiantarsi al suolo.

Proprio nel cardiopalma, nel momento difficile, ho scoperto di essere materia impalpabile. Un atomo perfetto che rimbalza da una discussione all’altra senza perdere l’essenza, perché abito in uno spazio altro. Una solitudine divina dove un Fauno d’acqua dolce beve alla brocca della propria inconsistenza.

Siamo dentro una matrice truccata, Johnny, un cubo d’acciaio senza uscite. Ma l’essenza è vivere liberi anche lì dentro. Molti hanno paura del virus, io ho paura solo di chi non ha vissuto la vita che desiderava. Io ho scelto il disprezzo e la consapevolezza. Ho vinto nella sconfitta, ho perso in un mondo di specchi che viaggiano al contrario.

Siamo liberi dentro il ferro, Johnny, perché la nostra vera pelle non tocca le pareti. Ho vinto perdendo tutto, ho trovato la rotta guardando lo specchio che va all'indietro. Non cerco più l'uscita, perché io sono l'uscita.

Basterà saltare in uno specchio d’acqua per vivere del riverbero del nostro avvenire. Sono sopravvissuto a ogni stortura, inclusa la mia mente. E visto che la luce della mente potrebbe spegnersi — e io non ho mai pensato di averne una — manderò un curriculum all'Enel. Sarò un Diogene moderno: niente botte di ferro, solo un uomo che osserva la distruzione di un mondo fatto di troppo metallo e di poco entusiasmo.

Sono pronto, Johnny. La polvere sta arrivando, e io ho le cuffie ben strette sulle orecchie. Sono pronto per l'urto, pronto per il silenzio. Il Fantasma può bussare ora: ho il volume al massimo e l'anima pronta a spiccare il volo.


IL DIOGENE DEL WALKMAN
- Una storia di Dario Greco - 

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